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Il periodo dei Borbone e
Maria Luigia d'Austria |
Con l'estinzione
dei Farnese, avvenuta alla morte di Antonio (1731), Parma inizia una
fase di decadenza. Per diritti ereditari il ducato passa a Carlo
infante di Spagna, figlio di Elisabetta Farnese e di Filippo V, che,
insediatosi dopo il 1734 a Napoli, trasferisce nella reggia
partenopea le principali raccolte della famiglia materna, spogliando
completamente Parma del suo straordinario tesoro di opere d'arte,
che si trovavano nelle residenze ducali di Parma, Colorno e Sala
Baganza.
Con la pace di Acquisgrana (1748), il fratello di Carlo I, Filippo
- che sposerà Luisa Elisabetta, figlia di Luigi XV - diviene duca di
Parma, Piacenza e Guastalla, aggiungendo ai territori del ducato
anche buona parte della bassa reggiana.
Dall'influenza spagnola si passa così a quella francese: la
politica riformatrice di questa dinastia, forte della cultura
illuminista, consente al ducato di riprendersi.
Dopo il 1759 la decisa azione del primo ministro Guillaume du
Tillot imposta uno stato moderno, fondato sull'organizzazione civile
e sull'economia industriale; durissima inoltre la sua lotta contro i
privilegi ecclesiastici, fino all'allontanamento voluto dalla
duchessa Amalia, figlia di Maria Teresa d'Austria e moglie del duca
Ferdinando.
Parma vive allora uno dei suoi periodi di maggior splendore,
arricchendosi di eleganti architetture neoclassiche, di nuove
strutture urbane e di importanti istituzioni quali la Biblioteca
Palatina, la Stamperia Reale diretta da Giambattista Bodoni, il
primitivo nucleo del Museo Archeologico, formato dai reperti
provenienti dagli scavi dell'antica "Veleia", la Quadreria, l'Orto
botanico.
La politica del ministro du Tillot è ripresa durante la parentesi
del periodo napoleonico (1802-1814), quando si costituisce il nuovo
Dipartimento del Taro.
Il Congresso di Vienna del 1815 assegna il ducato a Maria Luigia
d'Austria, seconda moglie di Napoleone Bonaparte (1815-1847), che
governa dal 1816 al 1847 avviando una politica di stato assoluto
ancora con ministri di origine straniera.
La duchessa attua un programma di sviluppo e di riforma delle
strutture assistenziali e delle opere pubbliche, rinnovando anche la
veste urbanistica e architettonica della città e potenziando le vie
di comunicazione, con la realizzazione della strada Parma-La Spezia
e di numerosi ponti, tra i quali quello sul Taro lungo la Via
Emilia.
Vengono allora ammodernate le residenze ducali, con l'ampliamento
del Casino dei Boschi a Sala Baganza, ridisegnati i Giardini Ducali
di Colorno, aperto al pubblico ilGiardino Ducale di Parma.
Il prestigio dell'"amata sovrana" fu tale che il ducato non ebbe a
risentire dei primi moti risorgimentali.
Nel 1847, alla morte di Maria Luigia, il ducato tornò ai Borbone,
l'ultimo dei quali, Carlo III, muore pugnalato in città nel 1854,
lasciando la vedova Luisa Maria di Berry.
Il 15 settembre 1859 viene dichiarata decaduta la dinastia
borbonica e Parma entra a far parte delle province dell'Emilia,
rette da Carlo Farini. Nel 1860 il plebiscito decide l'annessione al
Piemonte e quindi al regno d'Italia. |
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